Per anni ti hanno detto che questo è il miglior metodo di studio: ti hanno mentito, è un’enorme bufala.
Esistono diverse convinzioni comuni su quale sia il miglior metodo di studio. Ognuno sviluppa un personale approccio: alcuni, ad esempio, ripetono ad alta voce le nozioni, altri preferiscono semplicemente leggere e sottolineare.

In molti credono invece che la musica possa favorire l’apprendimento, ma è davvero così? Non è semplicissimo, i ricercatori si sono concentrati suoi processi cognitivi innescati da una qualsiasi melodia ed hanno formulato una risposta al quesito.
Studio e musica vanno davvero d’accordo?
È convinzione comune credere che la musica favorisca l’apprendimento, ma è davvero così? Prima di tutto, è importante sottolineare che le nostre scelte musicali comportano degli specifici esiti neurali e cognitivi, in quanto provocano uno stato di attivazione (arousal) fisiologico, umorale, mnemonico eccetera. Dunque esistono effettivamente dei fondamenti alla teoria secondo cui ascoltare una melodia durante le ore di studio possa favorire l’acquisizione delle nozioni.

Al contempo, altri approfondimenti hanno provato come alcune musiche comportino un outcome negativo, soprattutto laddove il brano ascoltato non sia di nostro gradimento. Ipotizziamo di trovarci in un luogo pubblico, viene trasmessa una canzone che a noi non piace ed ecco che la potenzialità di apprendimento della materia che stiamo studiando si riduce considerevolmente. Il medesimo discorso vale per le strofe.
La musica classica può effettivamente conciliare lo studio, ma le canzoni cantante causano invece una distrazione continua. Una parte del cervello è concentrata su ciò che stiamo leggendo, ma esiste una seconda parte – probabilmente non del tutto consapevole – che invece segue le parole interpretate dall’artista. È evidente che la ricerca non abbia ancora individuato un rapporto totalmente positivo o totalmente negativo tra la musica e lo studio.
Ognuno deve quindi modularsi sulla base delle proprie specifiche esigenze personali. In un locale affollato, ad esempio, silenziare il chiacchiericcio con una melodia classica può ridimensionare il fattore esterno di disturbo. Al contrario, laddove ne abbiate la possibilità, in casa – ad esempio – è sempre preferibile mantenere una condizione di studio di relativo silenzio, così da focalizzare la massima attenzione sulla materia.
Nel caso siate invece dei musicisti professionisti, è probabile che in tal caso la musica vi distragga invece che aiutarvi, poiché la deformazione professionale, la passione e la tendenza della vostra mente a rifugiarsi nella melodia, potrebbe spingervi a focalizzarvi su ciò che state ascoltando, piuttosto che su ciò che state leggendo ed apprendendo.